ISPIRAZIONI
Parole per il 2026
Mi piace. O non mi piace. Diciamo così quando scegliamo un cappotto o una casa, quando assaggiamo il minestrone del nonno o guardiamo Il bacio di Hayez, quando preferiamo una vita in poltrona o una vita da spericolati. Più che risposte somigliano a reazioni istintive, di pancia: per dire mi piace o non mi piace non servono lunghe valutazioni né calcoli complessi, la risposta è piuttosto rapida, a volte istantanea, spesso senza un vero perché, comunque dato a posteriori. Mi piace o non mi piace non sono basati su logiche uguali per tutti. Qualcosa o qualcuno ti piace? Allora sei già nel fremito anche se i motivi i del tuo mi piace sono imperscrutabili, di sicuro sono unici.
Unici. Ognuno di noi ha i propri mi piace e non mi piace formati pazientemente fin da piccoli. Sono impressioni soggettive conseguenti a esperienze che consideriamo più o meno piacevoli o che portano vantaggi o svantaggi. Se l’esperienza è stata buona allora il voto è un mi piace altrimenti è un non mi piace. I mi piace e i non mi piace costituiscono, in modo meravigliosamente semplificato, il nostro sistema di approvazione o disapprovazione delle cose: se mi piace è un sì, se non mi piace è un no: on-off, come un interruttore. Se mi piace compro il cappotto, se non mi piace il minestrone se lo mangia il nonno. Formano inoltre, il nostro database: i mi piace e i non mi piace danno valore qualitativo alle esperienze, orientano sia le scelte insignificanti sia quelle rilevanti e popolano la nostra memoria.
Memoria. È qui che conserviamo traccia delle impressioni, dei loro effetti e i già noti mi piace e non mi piace. La memoria funziona da archivio dati, da essa possiamo richiamare i contenuti e farli rivivere come se accadessero ora. Basta rievocare l’esperienza e – oplà – il primo bacio alla persona amata succede magicamente proprio adesso, nitido e intenso nonostante sia avvenuto un giorno o una vita fa e ricordare chiaramente quanto sia stato bellissimo e per questo essere piacevolmente indimenticabile. Ma di memoria ci si può anche torturare, puoi rimanere impigliato in un brutto ricordo difficile da lasciare o credere che il tempo non sia mai trascorso senza che abbia medicato alcuna ferita. Piacevoli o meno stiamo parlando di esperienze i cui effetti possono farsi sentire così tanto da sembrare veri, ma attenzione, sono impressioni. Per evitare i trabocchetti della memoria bisogna avere una certa maestria.
Maestria. Notevole abilità sviluppata nella pratica di un mestiere o di una forma d’arte. Per avere maestria ci vuole sensibilità come se fosse amore; capacità intuitiva nel saper quale direzione prendere come se fosse la cosa più normale; precisione nel gesto come se fosse una necessità indispensabile; instancabilità nel ricercare come se non ci fosse un finale; gran coraggio, quando c’è da rifare, come se fosse il solo modo per imparare; un mare di pazienza come se fosse una distesa infinita tutta da attraversare. Qualsiasi attività può essere svolta con maestria, è una questione di scelta e non serve essere artisti. Avere maestria è un’attitudine personale, ha una dignità silenziosa. Quando la maestria si esprime diventa bene universale, riverbera di vita propria a prescindere dal suo autore. Questo significa che la maestria ha una sua intrinseca intelligenza.
Intelligenza. Quella artificiale è la star del momento, è la parola d’ordine. Molti oggetti e funzioni sono ormai dotati di questo genere di intelligenza, ora riusciamo a fare più cose, con più efficienza e con una velocità impressionante. Cambiano i mestieri, i modi di ideare e di conseguenza, quelli di percepire. Tuttavia, nonostante gli innegabili vantaggi, a questa inedita forma di sviluppo c’è chi non è favorevole, nutre timori ed è contro: l’onda di novità sta travolgendo modalità collaudate e procedure consolidate, non sarà più come prima, la tecnologia avrà il sopravvento, chissà dove andremo a finire. È vero, chissà dove andremo a finire… ma questo valeva anche prima, con la sola intelligenza umana. Non resta che accogliere e abbracciare la novità: abbiamo bisogno di nuovi maestri e delle future maestrie.
Sound design e produzione: Marco Rossetti